IL SOLARE GALLEGGIA SULL’ACQUA

Con i primati raggiunti in termini di sviluppo di energia rinnovabile sul suo territorio - prima regione in Italia per potenza generata e impianti eolici istallati – la Puglia è vincente anche sul piano delle sperimentazioni, a riprova della crescente volontà delle imprese della regione di puntare su un comparto così strategico. In occasione del SolarExpo, il salone internazionale dedicato alla sostenibilità energetica e alla green economy che ha convocato a Verona agli inizi di maggio le più innovative tecnologie del mondo dell’energia solare, delle bioenergie e delle altre fonti rinnovabili, la Puglia si è infatti distinta per un nuovo sistema di impianto fotovoltaico galleggiante che sarà realizzato a breve ad Avetrana, in provincia di Taranto. L’Enerdaiet di Cisternino (Br), nel cuore della Valle d’Itria, è un’azienda emergente specializzata nel settore degli impianti fotovoltaici, solare termici, eolici, minieolici e geotermici, che ha realizzato in forma sperimentale un impianto offshore da circa 20 kWp, primo di questo tipo in Europa, di cui detiene il brevetto esclusivo. E non poteva che chiamarsi "Loto", galleggiante come la pianta acquatica, l’impianto fotovoltaico integrato, pensato per i bacini d’acqua o mare aperto in cui vi è fabbisogno di energia (ad esempio aziende agricole, piattaforme petrolifere, centrali elettriche) con un elevato grado di integrazione ambientale: la disposizione orizzontale dei pannelli all’interno degli specchi d’acqua interni riduce infatti sensibilmente l’impatto visivo. La foglia fotovoltaica contiene dei pannelli solari del tipo cristallino, sostenuti da elementi modulari in materiale plastico, utilizzati e testati già da diversi anni in campo nautico e in ambiente marino per la realizzazione di ponti mobili. L’energia accumulata viene trasferita in corrente alternata (con conseguente riduzione delle dimensioni dei cavi di collegamento) all’adiacente cabina elettrica di trasformazione realizzata per il funzionamento dell’impianto. Il prototipo è già testato dal 2008 a Solarolo (Ra) dove l’azienda pugliese, in collaborazione col Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale, ha realizzato all’interno del lago adiacente una centrale di pompaggio, utilizzato come bacino di accumulo dell’acqua proveniente dal Canale Emiliano Romagnolo, una struttura galleggiante di 320 metri quadrati. Questo progetto, che in una prospettiva futura potrebbe essere realizzato anche in mare aperto, ben rappresenta una ricerca tecnologica sempre più orientata alla tutela e salvaguardia del territorio, grazie al ridotto impatto ambientale. E non meno promettenti sembrano gli sviluppi commerciali: il sistema, grazie alla sua versatilità, è facilmente riproducibile ed adattabile in presenza dei laghetti, stagni, laghi di montagna, lagune e bacini diffusi sul territorio nazionale e suggerisce buone prospettive di crescita se si pensa ai numerosi canali e corsi d’acqua in disuso. La tecnologia può infatti essere impiegata in tutti gli acquiferi superficiali interni dove il moto ondoso risulti contenuto e dove vi sia la possibilità di scambio energetico. L’idea di sfruttare in modo del tutto naturale l’energia solare a partire dalle risorse idriche aveva già ispirato con successo, due anni fa, lo studio ZM Architecture di Glasgow, che si è aggiudicata il primo premio del concorso International Design Awards "Land and Sea" con il progetto "Solar Lily Pad": moduli fotovoltaici simili a grandi foglie di ninfea pensati per sfruttare la superficie fluviale e produrre energia da trasformare ed esportare alla rete nazionale, grazie a motori che consentono la rotazione dei dischi e quindi un migliore assorbimento della luce solare. (9Colonne)

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