LONDRA TROVA ENERGIA SCAVANDO

Sarà il sottosuolo la fonte di riscaldamento di nuova generazione, secondo la Environment Agency, organizzazione governativa britannica che studia l’ambiente e le fonti di energia rinnovabile. Si tratta della tecnica dei sistemi di pompaggio del calore sotterraneo, la Gshp (ground source heat pumps) che, secondo lo studio, potrebbe arrivare a soddisfare circa un terzo del fabbisogno totale di calore che entro il 2020 dovrà provenire da fonti rinnovabili. Si tratta di un sistema di condutture che sfruttano la temperatura del sottosuolo, più calda rispetto a quella in superficie. L’acqua viene riscaldata automaticamente grazie al calore sotterraneo e, attraverso il sistema di pompaggio, l’energia prodotta viene trasportata alle abitazioni, dove può sostituire o affiancarsi a un impianto solare termico. Il sistema, spiegano gli esperti, è leggermente diverso dalla geotermia il cui percorso sotterraneo è molto più profondo. Il rapporto dell’agenzia dice che nell’utilizzo di questa tecnologia la Gran Bretagna è ancora indietro rispetto ad altri paesi come la Svezia. Eppure nell’ultimo anno c’è stato un forte sviluppo che ha portato a istallare la Gshp in circa 8000 abitazioni britanniche, il doppio rispetto all’anno precedente. Nella maggior parte dei casi gli impianti si concentrano a Londra e in media riescono a coprire il fabbisogno energetico in termini di acqua calda e riscaldamento di una abitazione normale (la capacità va da 4 a 12 KWh). Entro i prossimi dieci anni, le previsioni della Environment agency stimano che si potrebbe arrivare a fornire da un minimo di 320.000 a un massimo di 1.2 milioni di case. L’agenzia per l’ambiente chiede però al governo di incentivare con più generosità questa tecnologia. "All’inizio, l’istallazione costerà un po’ di più di quella di una normale caldaia – ha detto un portavoce della Environment Agency – ma poi ci sarà un sensibile risparmio sulle bollette". (9Colonne)

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