LONDRA RILANCIA EOLICO E BIOMASSE

Semplificazione normativa, supporto da parte dello stato e attenzione alla ricerca. Così la Gran Bretagna ha deciso di affrontare l’obiettivo nazionale imposto dalla Commissione Europea in materia di rinnovabili, fissato al 15% del totale della produzione energetica del paese entro il 2020. Un obiettivo ambizioso dato che nel 2005 la produzione britannica da fonti rinnovabili ammontava solo all’1.5%, ma raggiungibile, secondo il governo, esclusivamente con la produzione domestica. Per farcela, l’amministrazione guidata da David Cameron – si legge nel piano d’azione nazionale consegnato alla Commissione Europea nei giorni scorsi – punta sulle nuove tecnologie, oltre che sull’incremento di quelle già abbondantemente sviluppate come l’eolico e in misura minore anche l’energia solare. Per chi investe nel settore sarà più semplice, garantisce il governo, ottenere licenze e collegare i propri impianti alla rete velocemente. "Il governo ha ora un approccio radicalmente nuovo verso le norme," si legge nel documento consegnato alla Commissione Europea. Ad esempio, niente ulteriori leggi, a meno che non se ne abolisca una già esistente. Insomma il numero totale di norme per le rinnovabili non dovrà aumentare. E se il sistema per ottenere permessi e licenze è attualmente complesso perché distribuito tra governo centrale e amministrazioni locali, responsabili per le centrali al di sotto dei 50MW, Cameron garantisce più collaborazione tra i due livelli. Per arrivare all’obiettivo del 15%, l’eolico resta la fonte di energia pulita di punta. A fianco, la Gran Bretagna conta di sviluppare anche biomasse e biogas, potenziando la ricerca.

Punto cruciale del piano sono anche i trasporti e il consumo domestico. Entro il 2016 si è deciso che tutte le nuove abitazioni costruite nel paese saranno a zero impatto inquinante. Inoltre i cittadini che vorranno istallare dispositivi in grado di ridurre l’inquinamento delle abitazioni riceveranno finanziamenti anticipati. Nei trasporti la legge principale è la Renewable Transport Fuel Obligation, che impone a chiunque importi o produca carburanti in Regno Unito che una certa percentuale di questi provenga da fonti rinnovabili. Anche la rete sarà potenziata, non soltanto fisicamente ma anche da un punto di vista amministrativo. Troppo spesso le centrali infatti pur essendo pronte non vengono rese operative perché si attende di potenziare prima l’intera rete nazionale. Tanto che alcune centrali rischiano di dover aspettare fino al 2025 per iniziare a produrre. Il piano d’azione nazionale dice invece che i nuovi impianti "saranno connessi anche senza aspettare che si verifichino gli ulteriori rafforzamenti globali della rete". Ma non basta la rete nazionale: per non restare ‘isola’ nel settore energia, il governo potenzia anche le interconnessioni con altri paesi. Sarà di 2 GW la capacità dell’elettrodotto che collegherà la Gran Bretagna con la Francia, mentre la Scozia e l’Irlanda del Nord saranno collegate con un canale di 450 MW di capacità. Ulteriori connessioni attualmente in fase di valutazione sono quelle con il Belgio, ancora la Francia e l’Irlanda. Entro la fine del 2010 ci si aspetta anche di integrare la rete tra tutti i paesi del Mare del Nord, atto già previsto da un accordo firmato nel dicembre 2009. (9Colonne)

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