FOTOVOLTAICO, POSSIBILI 45 MILA POSTI DI LAVORO
Secondo uno studio dell’I-com, istituto di ricerca attivo dal 2005, il contributo del fotovoltaico alla competitività del sistema Italia sarebbe quantificabile in 22 miliardi di valore aggiunto per l’economia italiana, 45 mila posti di lavoro per i prossimi vent’anni e 6 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Invece quella del fotovoltaico in Italia è stata, secondo I-com, la storia di un "successo mancato". I dati emersi dallo studio e le concrete prospettive di rilancio e sviluppo del settore fotovoltaico in Italia, sono stati al centro di un convegno, realizzato da I-com con il contributo di Asso Energie Future, associazione che riunisce molti dei principali operatori del settore delle rinnovabili. Tra i relatori presenti nella gremita Sala delle Colonne di Palazzo Marini, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, il Presidente I-com Stefano da Empoli, Massimo Daniele Sapienza Presidente Asso Energie Future, Franco D’Amore Vice Presidente e Direttore Area Energia I-com, Pier Francesco Rimbotti Presidente Infrastrutture. Assente a causa di impegni istituzionali, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha inviato un messaggio ai presenti ricordando che tra le energie rinnovabili "il fotovoltaico nel nostro Paese probabilmente ha le maggiori possibilità di sviluppo" e che è necessario portare "almeno al 25% l’incidenza dell’energia prodotta con le fonti rinnovabili nel consumo complessivo dei prossimi anni" anche perché "la filiera italiana sta già dando i suoi primi frutti, anche in termini di occupazione". Proprio la necessità di sviluppare una filiera industriale italiana del settore e in particolare nel fotovoltaico è stata più volte ricordata durante il convegno. La sfida è arrivare a 9500MW di energia solare entro il 2020. A tal fine è essenziale, spiega lo studio di I-com, prevedere un sistema d’incentivazione sufficientemente lungo, per sviluppare una filiera in termini di componentistica; ricerca e sviluppo per tecnologie di futura applicazione (focus su concentrazione e termodinamico); progettualità. Questo affinché l’Italia diventi un player di eccellenza nel solare di nuova generazione da installare anche in Nord Africa e nei Balcani. Fondamentale è e sarà, il ruolo delle banche, chiamate a sostenere chi investe nel settore. Sul tavolo anche la proposta di disporre e far applicare in tutto il Paese delle linee guida unificate, che sanciscano in maniera inequivocabile l’iter autorizzativo e diano certezza dei tempi agli investitori. L’Italia, secondo quanto emerge dallo studio, è infatti ancora molto indietro nello sviluppo generale del settore fotovoltaico. Basti pensare che alla fine del 2009 ci siamo avvicinati alla soglia dei 1000 MW installati, già superata da Germania e Giappone nel 2004, un ritardo definito "abissale" dai ricercatori di I-com. Nonostante la tardiva partenza, secondo quanto emerge dallo studio, nell’ultimo anno il barometro del mercato ha finalmente incominciato a indicare bel tempo, grazie al quasi raddoppio della potenza installata nel 2009 rispetto all’anno precedente e agli investimenti industriali annunciati in Italia da diverse importanti aziende del settore. Dalla Tavola Rotonda un appello alla politica, chiamata nelle prossime settimane a decidere il regime di incentivazione del fotovoltaico dopo il 2010. Al governo "spetta ora", spiegano gli organizzatori del convegno, "di non interrompere ma semmai di consolidare lo sviluppo di un settore che potrebbe contribuire significativamente alla competitività del sistema Italia". (9Colonne)

























